Ingresso in Italia per tirocini

I cittadini stranieri interessati a svolgere tirocini in Italia devono ottenere il visto di ingresso per motivi di studio o formazione che viene rilasciato dalla rappresentanza diplomatico-consolare del Paese in cui risiede il cittadino straniero nei limiti di quote periodicamente determinate. 

I progetti di tirocinio vanno quindi, così come anche previsto dall'art. 40, comma 9 del regolamento di attuazione del Testo Unico sull'immigrazione, preventivamente vistati dalle Regioni.

Dopo un'istruttoria amministrativa e un'ispezione all'azienda, la Regione appone un visto tramite un atto monocratico del direttore dell'Agenzia regionale per il lavoro. L'atto, che riporta i dati del promotore, dell'azienda ospitante e del tirocinante, nonché il piano formativo, la sede, la durata, le facilitazioni previste e i risultati dell'ispezione, è essenziale per ricevere il visto d'ingresso in Italia, ma non lo garantisce in quanto è l'Ambasciata Italiana-Ufficio Visti nel paese di origine del tirocinante che decide il rilascio o meno del visto.

Al tirocinante viene concesso un permesso di soggiorno per motivi di studio. Tali permessi di soggiorno, a differenza di tutti gli altri permessi rilasciati ai sensi dell'art. 27 del Testo Unico sull'immigrazione, a conclusione del tirocinio svolto, possono essere convertiti in permessi di soggiorno per motivi di lavoro, qualora il datore di lavoro presso cui il tirocinio è svolto o altro datore di lavoro siano disposti ad assumere il tirocinante con regolare contratto di lavoro. Tale conversione è possibile solo nei limiti della quota annualmente stabilita con l’apposito decreto flussi.

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Fonte: Studiare in Italia

Ultima modifica il Giovedì, 13 Settembre 2018 06:25