Venezuela e la crisi politica

Venezuela sta attraversando una difficile situazione politica ed economica. Le elezioni presidenziali del maggio 2018 avevano sancito la conferma di Nicolás Maduro alla guida del Paese, con il 67,7% di preferenze. Solo il 46,1% degli aventi diritto si era però recato alle urne: rispetto alle elezioni del 2013 si è registrato un calo dell’80% dell’affluenza a causa soprattutto del boicottaggio portato avanti dalle opposizioni per protesta contro i metodi anti-democratici del Presidente uscente. Da subito l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani aveva denunciato la mancanza di trasparenza delle votazioni e alcuni stati tra cui Stati Uniti, Canada, Brasile e Argentina si erano affrettati a non riconoscere il risultato delle elezioni.

Lo scorso 10 gennaio Nicolás  Maduro si è insediato per il suo secondo mandato presidenziale inaugurando una serie di proteste, in realtà mai veramente cessate in questi anni. Il 23 gennaio l’opposizione ha organizzato una manifestazione anti-governativa che ha richiamato nelle piazze di Caracas, Barquisimeto, Maracaibo, Barinas e San Cristóbal migliaia di cittadini stremati dalla crisi e dalla povertà dilagante in tutto il Venezuela. Durante la manifestazione Juan Guaidó, uno degli ultimi leader dell’opposizione rimasti in libertà e da pochi giorni Presidente del Parlamento, si è auto-proclamato Presidente ad interim del Paese con tanto di giuramento davanti alla folla. In nome della difesa della Carta Costituzionale, Guaidó ha voluto applicare l’articolo 233 della Costituzione venezuelana che conferisce al Presidente dell’Assemblea nazionale l’incarico di Presidente pro tempore nel caso in cui sia necessario tutelare l’ordine democratico e per convocare nuove elezioni libere. In questo modo Maduro dovrebbe presentare le proprie dimissioni in maniera pacifica e guidare il Paese in una transizione democratica fino alla nuova consultazione elettorale.

L’Unione Europea ha proposto un riconoscimento implicito di Guaidó, che però è stato bocciato dall’Italia. La soluzione potrebbe essere data dalla convocazione delle nuove elezioni entro 90 giorni.

Fonte: ANSA

Ultima modifica il Domenica, 03 Febbraio 2019 09:56